July 21, 2014
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thisbirdhasflown:

"By the early decades of the twentieth century, public health authorities in England and the United States could no longer ignore the links between refined white flour and widespread nutritional deficiencies, including beriberi, as well as increases in the rates of both heart disease and diabetes. But by now the White Flour Industrial Complex was so well entrenched that shift back to whole-grain flour was never seriously contemplated.

Instead, the milling industry and government came up with a clever technological fix: A handful of vitamins that modern milling had removed from bread would now be put back in. So in the early 1940’s, in what was called “the quiet miracle,” the U.S. government worked with baking companies—including the Continental Baking Company, makers of Wonder Bread—to develop and promote a white bread fortified with a handful of B vitamins. Here was a classic capitalist “solution”. Rather than go back and address a problem at it’s source—the processing of key nutrients out of wheat—the industry set about processing the product even more. This was sheer brilliance: The milling industry could now sell the problem and the solution in one neat package.”

Cooked: A Natural History Of Transformation, MICHAEL POLLAN

April 10, 2014
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'Good night!' She started up her walk. Then she seemed to remember something and came back to look at him with wonder and curiosity. 'Are you happy?' She said.
— Fahrenheit 451 (via christhurber)

(via dusseldorfer-deactivated2014082)

May 22, 2013
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Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete. Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffé, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un’infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pensavo il genere umano perduto, chinavo il capo, e pioveva, non dicevo una parola agli amici, e l’acqua mi entrava nelle scarpe.

[elio vittorini, conversazione in sicilia, incipit]

January 15, 2013
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cesspoolparty:

Excerpt from Wikipedia:

“Codex Seraphinianus, originally published in 1981, is an illustrated encyclopedia of an imaginary world, created by the Italian artist, architect and industrial designer Luigi Serafini during thirty months, from 1976 to 1978. The book is approximately 360 pages long (depending on edition), and written in a strange, generally unintelligible alphabet.”

One of the strangest and most interesting things I’ve ever seen. Here are a few preview images, but check the source link to view the whole thing. Pretty mind blowing. Those weird eye-fish are the creepiest.

January 13, 2013
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…e non voleva parlarne e non voleva rendere volgare, con parole inadatte, quel che sentiva. Ma anche dopo, l’indomani, e il giorno seguente, non trovò le parole adatte a dire tutto il complesso delle sue sensazioni, e così neppure le idee adatte a mettere ordine nell’animo suo.

"No, adesso non posso pensare - si diceva - dopo, quando sarò tranquilla". Ma questa tranquillità per riflettere non veniva mai; ogni volta che le tornava in mente quello che aveva fatto, quello che sarebbe stato di lei e quello che doveva fare, era presa dallo sgomento e allontanava questi pensieri.

"Dopo, dopo - diceva - quando sarò più tranquilla".

Anna Karenina - Tolstoj

(p. 149)

November 17, 2012
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(Source: voldermorte, via swirlingcloud)

September 12, 2012
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adieu-sagesse:

This is porn *_*

(Source: shinodita)

September 12, 2012
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(via ahainjay)

(via ahainjay)

(Source: designed-for-life)

September 10, 2012
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La verità è che ho gettato in questo racconto (può darsi anche messo, educatamente) quanto avevo di più prezioso, e tutti hanno di più prezioso: il ricordo confuso, remoto, scintillante e mascherato della giovinezza, anzi delle sue emozioni. La giovinezza non è altro, in mezzo a tristezze a volte estreme: emozione. Un modo di sentire così intenso da abbagliarvi. Perciò ho chiamato questi “ricordi” come la vita che narrano: irreali. E non giuro su essi, solo su quella voce che li percorre. Che sia poi la voce di altri, voce d’altre storie, voce del male e della follia, invece che della ragione e del bene: questo importa meno. Una sola è l’emozione che pervade il mondo, e poi ci lascia, ed è questa la ragione del lutto adolescente (parole ossessive in Toledo): che questa voce ci lascia, sull’alba, e non la sentiremo mai più. Dopo ricominceranno le guerre, i proclami, la noia, e, più dietro ancora, il suono di tutti i passi perduti.
— Anna Maria Ortese (via flamantrose)

(via coldperfection)

September 5, 2012
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August 7, 2012
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(Source: ilperiodoipotetico)

August 3, 2012
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Il faut être toujours ivre.
Tout est là:
c’est l’unique question.
Pour ne pas sentir
l’horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules
et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois,
sur les marches d’un palais,
sur l’herbe verte d’un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez,
l’ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent,
à la vague,
à l’étoile,
à l’oiseau,
à l’horloge,
à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit,
à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante,
à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent,
la vague,
l’étoile,
l’oiseau,
l’horloge,
vous répondront:
“Il est l’heure de s’enivrer!
Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!

De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise”.

XXXIII Enivrez-vous, Petits poemes en prose (Le spleen de Paris), Charles Baudelaire

[Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.

Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.

E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, gli uccelli, l’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è: e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno:

"E’ ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati dal Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare".]